La collazione ereditaria e la sua rilevanza nel diritto successorio

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SCRITTO DA NOTAI DI TORINO

Notaio Lorenzo Bigiotto e Notaio Marina Strippoli. Nella loro attività professionale si occupano di successioni e famiglia, del settore immobiliare, e di quello commerciale.

La collazione ereditaria consiste nel conferimento alla massa ereditaria delle liberalità ricevute in vita dal defunto.

Si tratta di un atto cui sono tenuti solo determinati soggetti, purché gli stessi abbiano però accettato l’eredità di cui trattasi.

In particolare, sono tenuti alla collazione i figli del de cuius, i loro discendenti ed il coniuge, dovendo conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto per donazione direttamente o indirettamente dal defunto stesso in vita.

Il defunto può anche ricorrere all’istituto della dispensa da collazione, che consente di esonerare il donatario dalla collazione. La dispensa da collazione produce effetti solo nei limiti della quota disponibile.

L’istituto in oggetto trova la sua disciplina nel Codice civile agli articoli 737 e seguenti. 

Punti chiave

  • Cos’è la collazione ereditaria? Trattasi dell’obbligo, in capo a determinati soggetti che concorrono alla successione, di conferire alla massa ereditaria quanto ricevuto dal defunto in vita per donazione sia direttamente che indirettamente.

  • Soggetti obbligati: L’obbligo di collazione riguarda i figli del defunto, i loro discendenti e il coniuge. 

  • Fondamento della collazione: la collazione elimina la disparità di trattamento creata dalle donazioni effettuate in vita dal de cuius, in modo da preservare l’uguaglianza tra i coeredi. 

  • Forme di collazione: la collazione può essere per imputazione, quando viene conferito alla massa ereditaria l’equivalente del valore dei beni donati, secondo i criteri di cui agli articoli 747 e seguenti del Codice civile; oppure può essere in natura ed in questo caso il bene ricevuto dal defunto in donazione viene materialmente conferito alla comunione ereditaria. 

  • Oggetto della collazione: oggetto della collazione sono le donazioni dirette ed indirette. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 742 del Codice civile, non sono soggette a collazione le spese di mantenimento, di educazione, per malattia e quelle ordinarie fatte per abbigliamento o nozze; sono soggette ad obbligo di collazione solo le spese per il corredo nuziale e per l’istruzione artistica o professionale solo per quanto eccedono notevolmente la misura ordinaria, tenendo conto delle condizioni economiche del defunto. 

  • Dispensa dalla collazione: I soggetti obbligati, di cui sopra, possono essere esonerati dall’obbligo della collazione nello stesso contratto di donazione o anche nel testamento. Resta ferma però l’intangibilità della quota di riserva spettante ai legittimari. 

  • Collazione volontaria: Si ritiene che le norme relative alla collazione abbiano natura dispositiva e non imperativa, conseguentemente il defunto potrebbe disporre un obbligo di collazione anche ove si tratti di legati testamentari, oppure potrebbe imporre una forma di collazione piuttosto che un’altra. 

  • Collazione e riduzione delle donazioni: vi è differenza tra i due istituti, in quanto la collazione assicura la parità di trattamento tra i coeredi donatari, invece l’azione di riduzione delle donazioni mira a rendere queste ultime inefficaci ove le stesse abbiano provocato una lesione della quota di legittima.

  • Collazione e riunione fittizia: mentre nella collazione il conferimento alla massa ereditaria dei beni donati è reale, la riunione fittizia è un calcolo volto a dimostrare se vi sia stata o meno lesione di legittima. 

  • Collazione e imputazione ex se: la collazione mediante imputazione è una modalità di conferimento dei beni donati alla massa, invece l’imputazione ex se è un onere in capo al legittimario che voglia agire in riduzione, in quanto a tal fine dovrà imputare alla propria quota di legittima la donazione ricevuta, salvo dispensa.
La collazione ereditaria nel diritto successorio - Copertina

Cos’è la collazione ereditaria

Con il termine “collazione” viene indicata l’operazione mediante la quale determinati soggetti, ossia i figli, i loro discendenti ed il coniuge del de cuius, che abbiano accettato l’eredità relitta, conferiscono alla massa ereditaria tutti i beni ricevuti dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo espressa dispensa dal relativo obbligo, che può essere contenuta nell’atto stesso di donazione o anche in un testamento.

La disciplina dell’istituto della collazione si rinviene dell’articolo 737 del Codice civile e norme successive.

Si discute in dottrina se il conferimento dei beni ricevuti a titolo di donazione sia automatico oppure oggetto di un vero e proprio obbligo. Ebbene, ove il procedimento in esame fosse automatico, ciò comporterebbe la risoluzione immediata della donazione al momento dell’apertura della successione, con spostamento automatico dei beni donati nella massa che sarà oggetto di divisione ereditaria.

Il dato letterale dell’articolo 737 del Codice civile fa propendere per la diversa tesi che configura l’istituto della collazione come obbligo.

In altri termini, l’obbligo della collazione sorge ex lege al momento dell’apertura ella successione ed è un obbligo reciproco tra i predetti coeredi donatari.

Come si vedrà nei successivi paragrafi, sarà poi il coerede a scegliere, nei limiti previsti dalla legge, se adempiere all’obbligo di collazione effettuando il conferimento in natura del bene alla massa ereditaria, mediante un apposito atto notarile, oppure se procedere alla collazione per imputazione, ossia imputando il valore del bene all’apertura della successione alla propria quota. 

Presupposti, forme e caratteristiche dell’istituto della collazione

Presupposti della collazione ereditaria

I presupposti dell’obbligo di collazione sono soggettivi e oggettivi.

Presupposti soggettivi della collazione sono la qualità di erede accettante del discendente o coniuge del defunto e la circostanza che detto erede abbia ricevuto donazioni in vita dal de cuius stesso.

Si sottolinea che, ai sensi dell’articolo 740 del Codice civile, è tenuto a collazione anche il discendente che succede per rappresentazione, dovendo conferire alla massa da dividere ciò che l’ascendente ha ricevuto per donazione dal defunto, e ciò al fine di evitare che i coeredi siano pregiudicati dal fatto che succeda il discendente in luogo del donatario.

Presupposto oggettivo è che i beni un tempo appartenuti al defunto siano stati da quest’ultimo donati ai predetti soggetti, direttamente o indirettamente.

Pertanto, saranno soggette a collazione le donazioni dirette, ed anche le donazioni indirette, cioè le liberalità risultanti da atti aventi forma diversa da quella della vera e propria donazione; devono essere conferiti a titolo di collazione anche i beni oggetto di donazioni di modico valore (salvo quelle fatte a favore del coniuge), remuneratorie, modali nonché quelle aventi ad oggetto il diritto di usufrutto.

Ulteriore presupposto oggettivo è che il coerede che vi è tenuto non sia espressamente stato dispensato dall’obbligo di collazione.

Forme e caratteristiche della collazione

Il Codice civile prevede due diverse forme di collazione: la collazione in natura o per imputazione.

La collazione in natura è una fattispecie del tutto eccezionale, mentre la regola è che i beni ricevuti per donazione siano conferiti alla massa da dividere per equivalente. La collazione in natura consiste nell’attribuzione alla comunione ereditaria del bene donato, del quale pertanto i coeredi diventano comproprietari.

L’articolo 746 del Codice civile, dopo aver stabilito che è sempre il coerede a scegliere se rendere il bene alla massa in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, stabilisce che la collazione può farsi solo per imputazione ove il bene immobile sia stato alienato o ipotecato dal coerede donatario.

Invece ove il bene immobile sia stato gravato da diritti reali minori a favore di terzi, quali l’usufrutto o l’abitazione, esso verrà conferito alla massa così com’è, ma il coerede donatario conferente avrà l’obbligo di compensare gli altri eredi per la conseguente diminuzione del bene (articolo 748, comma 3 del Codice civile).

Si sottolinea che nel caso della collazione in natura l’atto di trasferimento del bene donato alla massa deve avere la forma scritta, ed in particolare, poiché ne è richiesta la trascrizione, deve trattarsi di un atto pubblico o scrittura privata autenticata.

L’imputazione è invece la regola ove si debba collazionare il bene donato. Essa si fa tenendo conto del valore del bene donato al momento dell’apertura della successione e non, invece, al momento della divisione ereditaria.

A tale proposito, ove si tratti di beni consumabili, già consumati dal coerede donatario, si determina il valore che avrebbero avuto secondo il prezzo corrente al momento dell’apertura della successione, secondo quanto stabilito dall’articolo 750 del Codice civile.

Deve rilevarsi che, ai sensi di quest’ultima norma, la collazione dei beni mobili si fa solo per imputazione. Deve procedersi anche a collazione del denaro donato, secondo quanto stabilito dall’articolo 751 del Codice civile.

Una volta effettuata l’imputazione alla propria quota del valore dei beni donati, secondo quanto si è detto sopra, gli altri eredi preleveranno dalla massa ereditaria beni in proporzione delle loro rispettive quote, ai sensi dell’articolo 725 del Codice civile. 

Fondamento della collazione

Sul fondamento dell’istituto in esame sono state avanzate diverse teorie, tra le quali si ricorda quella della volontà presunta del de cuius: in particolare, la legge presume che il de cuius voglia trattare i suoi eredi in base al principio di uguaglianza, impedendo che le donazioni fatte ad alcuni in vita minino la parità di trattamento tra gli stessi all’apertura della successione.

Altra teoria ritiene che la fattispecie in oggetto si basi sul principio di uguaglianza tra gli eredi, mirando ad una ripartizione dell’eredità che sia la più equa possibile.

È stata anche sostenuta la teoria della comproprietà familiare, in base alla quale, poiché i membri di una famiglia nutrono aspettative uguali sul patrimonio del defunto, sarebbe necessario garantire che all’apertura della successione gli stessi siano comproprietari, in quote identiche, del patrimonio ereditario.

Prevale la teoria, cui si è già fatto cenno, che afferma che, essendo la donazione un’anticipazione dell’eredità di chi la effettua, all’apertura della successione il bene donato deve essere considerato come un acconto nel calcolo della quota ereditaria spettante. 

Soggetti coinvolti nella collazione ereditaria

I soggetti tenuti alla collazione sono, come si è visto, i discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione del de cuius. Il coniuge è però privilegiato rispetto ai figli: ai sensi dell’articolo 738 del Codice civile non sono soggette a collazione le donazioni di modico valore fatte al coniuge.

Deve sottolinearsi che tra i predetti coeredi l’obbligo di collazione è reciproco, non così verso gli altri eventuali coeredi, nel senso che ove vengano chiamati all’eredità soggetti tenuti alla collazione ex articolo 737 del Codice civile e soggetti non tenuti al suddetto obbligo, la divisione ereditaria che seguirà dovrà articolarsi in due fasi.

Una che non tiene conto delle donazioni soggette a collazione, in cui si determina la quota del coerede “estraneo” e l’altra invece le considera al fine di determinare le quote spettanti ai coeredi obbligati.

Un esempio di collazione in questo caso potrebbe essere il seguente:

Supponiamo che il de cuius abbia istituito eredi i due figli, quali unici suoi eredi legittimari, ed un amico, per la quota di un terzo ciascuno; uno dei figli, che chiameremo Primo, ha ricevuto in vita dal de cuius una donazione del valore, all’apertura della successione, di Euro 100.

Il patrimonio lasciato vale complessivamente Euro 600; allora, innanzitutto l’amico del de cuius si soddisferà con un terzo del patrimonio stesso, pari a Euro 200.

In secondo luogo, i due figli divideranno la parte rimanente ed il figlio non donatario prenderà dal patrimonio Euro 250 (patrimonio di Euro 600, meno Euro 200 presi dall’amico estraneo, più Euro 100 che sarebbe la donazione ricevuta da Primo), mentre Primo, avendo già ricevuto una donazione da Euro 100, riceverà in divisione Euro 150.

Ulteriore soggetto coinvolto nella donazione è colui che succede per rappresentazione al coerede donatario: come si è già avuto modo di sottolineare, ai sensi dell’articolo 740 del Codice civile, il discendente che succede per rappresentazione deve conferire ciò che è stato donato all’ascendente, anche ove abbia rinunciato all’eredità di quest’ultimo.

A fronte di quanto detto finora, deve infine ribadirsi che è tenuto a collazione solo il soggetto che, oltre a rivestire le qualità predette, sia anche coerede, avendo accettato l’eredità di cui trattasi espressamente o tacitamente. 

Beni soggetti a collazione

Si è già visto che la collazione opera con riferimento ai beni donati dal de cuius al coniuge ed ai figli e loro discendenti, purché questi abbiano accettato l’eredità, assumendo la qualifica di coeredi.

Come si è accennato sopra, sono oggetto di collazione le donazioni dirette, che abbiano ad oggetto beni mobili o immobili, ma anche quelle liberatorie, che cioè hanno ad oggetto la liberazione del donatario da un determinato obbligo.

Sarà oggetto di collazione anche la donazione obbligatoria, avente cioè ad oggetto un obbligo, qual è la donazione avente ad oggetto una somma di denaro in cui si prevede la corresponsione rateale; in questo caso la collazione avrà ad oggetto quanto corrisposto effettivamente dal donante fino all’apertura della successione. 

Le donazioni indirette

Sono soggette a collazione anche le donazioni indirette, ossia quelle liberalità che si concretano in atti aventi forma diversa dalla tipica donazione.

È sempre presente l’animus donandi, tuttavia la liberalità é eseguita, ad esempio, mediante un contratto a favore del terzo, oppure con una remissione del debito o con un adempimento del terzo

Altre donazioni soggette a collazione

Deve farsi anche la collazione della donazione di modico valore, trattandosi di una normale donazione; si ricorda, sul punto, che il coniuge non è soggetto a detto obbligo, potendo evitare la collazione, ove abbia ricevuto in vita una donazione di modico valore.

Dovranno essere conferite alla massa da dividere anche le donazioni remuneratorie, nonché le donazioni modali, poiché la presenza di un onere (modus) posto in capo al donatario non altera la natura di donazione del negozio considerato.

Sono soggette, inoltre, a collazione le assegnazioni varie a favore dei discendenti, previste all’articolo 741 del Codice civile e di cui si è fatto cenno sopra.

Donazioni esenti da collazione

Il legislatore dichiara espressamente esenti da collazione le spese di mantenimento e di educazione, quelle per malattia, nonché quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze, mentre quelle per il corredo nuziale e per l’istruzione artistica o professionale sono soggette a collazione solo per quanto ecceda notevolmente la misura ordinaria (articolo 742 del Codice civile).

Sono inoltre espressamente esenti da collazione le cose perite per causa non imputabile al donatario (Articolo 744 del Codice civile). 

Dispensa dalla collazione ereditaria

L’articolo 737 del Codice civile prevede espressamente la possibilità che il donante esoneri il donatario dall’obbligo di collazione. In particolare, la norma predetta prevede che la dispensa in esame non produce effetto che nei limiti della quota disponibile, e ciò a fronte del principio inderogabile della intangibilità della quota di riserva.

Nella maggior parte dei casi la dispensa dalla collazione è contenuta nello stesso atto di donazione; trattandosi, secondo la prevalente dottrina, di un negozio autonomo dalla donazione stessa, avente struttura di atto unilaterale, si ritiene che la dispensa da collazione possa essere revocata dal donante anche successivamente all’atto di donazione ed unilateralmente.

Se questa è la regola, è altresì ammissibile che la dispensa da collazione sia contenuta in un testamento.

Si discute invece se la stessa possa essere contenuta in un atto tra vivi successivo alla donazione.

Altro dubbio riguarda la possibilità di configurare una dispensa tacita dalla collazione: in dottrina alcuni ritengono che essa potrebbe risultare da una donazione dissimulata, in quanto la volontà di nascondere l’intento liberale comporterebbe necessariamente la volontà di dispensare il donatario dalla collazione.

La giurisprudenza invece ritiene che una dispensa tacita dalla collazione non sia rinvenibile nella donazione dissimulata. La dispensa da collazione può essere anche parziale.

Deve infine sottolinearsi che, come accennato in apertura, la dispensa in esame non ha effetto che nei limiti della quota disponibile.

Questo significa che, ove la dispensa dovesse determinare una lesione di legittima, il coerede donatario dovrà conferire quanto ricevuto in eccedenza rispetto alla quota ereditaria disponibile e se ciò ancora non bastasse, il legittimario che assume di essere leso nei suoi diritti successori, potrà fare ricorso all’azione di riduzione. 

Dispensa da collazione e dispensa da imputazione: differenze

La dispensa da collazione non va confusa con la dispensa da imputazione ex se, prevista quest’ultima dall’articolo 564 del Codice civile.

Infatti, mentre la dispensa dalla collazione mira ad evitare che il coerede donatario debba restituire alla massa da dividere quanto ricevuto a titolo di donazione, potendo pertanto tenersi il bene e non essendo nemmeno obbligato ad imputarne il valore alla propria quota ereditaria, la dispensa da imputazione fa in modo che il legittimario che voglia esperire azione di riduzione non sia obbligato ad imputare alla propria quota di riserva le donazioni (ed i legati) a lui fatti.

In altri termini, in caso di dispensa da imputazione ex se, il lascito graverà sulla quota disponibile. 

Collazione e istituti affini

Collazione e riunione fittizia

La collazione si distingue dalla riunione fittizia perché mentre la prima comporta una reale riunione delle donazioni al patrimonio ereditario da dividere, la riunione fittizia, che consiste nel sommare al patrimonio relitto, al netto dei debiti ereditari, il valore dei beni donati dal defunto, è solo un calcolo che non comporta alcuna conseguenza ove non vi sia alcuna lesione di legittima.

Invece, nel caso in cui detta lesione effettivamente sussista, a quel punto il legittimario leso agisce con l’azione di riduzione, ma le donazioni non rientrano nel patrimonio ereditario, come accade invece in caso di collazione, sia essa in natura e per imputazione. 

Collazione e imputazione ex se

L’imputazione in tema di collazione riguarda solo la modalità di conferimento dei beni ricevuti per donazione alla massa da dividere, argomento del quale si è detto sopra.

Ben diversa dalla collazione per imputazione è l’imputazione sulla quota di legittima, meglio conosciuta con il nome di imputazione ex se.

Come si è già avuto modo di spiegare, l’imputazione ex se costituisce un onere per legittimario che voglia agire in riduzione: salvo espressa dispensa, egli dovrà imputare alla propria quota di riserva le donazioni ed i legati ricevuti.

Un punto in comune tra collazione ed imputazione ex se consiste nel fatto che, al pari della collazione per imputazione, anche l’imputazione ex se comporta solo un’operazione contabile e non il trasferimento effettivo del bene al patrimonio da dividere.

Ulteriore similitudine tra i due istituti si rinviene nel disposto di cui all’articolo 564, comma 5 del Codice civile, a mente del quale ogni cosa che esente da collazione è esente anche da imputazione ex se. 

Collazione e riduzione delle donazioni lesive

La prima differenza tra i due istituti in esame riguarda la finalità degli stessi: mentre la collazione mira ad assicurare la parità di trattamento tra i coeredi donatari e non, l’esperimento dell’azione di riduzione avente ad oggetto le donazioni lesive ha la finalità di rendere inefficaci le donazioni che eccedano la quota disponibile, reintegrando la quota di legittima lesa.

La seconda differenza riguarda, come si può intuire, proprio l’oggetto delle due figure: mentre la collazione ha ad oggetto, salvo dispensa, tutte le donazioni effettuate dal de cuius, la riduzione recupera solo quanto necessario a reintegrare la quota di riserva. 

Collazione volontaria

La disciplina della collazione è considerata derogabile, nel senso che il donante potrebbe, ad esempio, imporre la collazione a soggetti che non vi sarebbero tenuti oppure per donazioni che sarebbero espressamente esenti da collazione legale.

Si parla in questo caso di collazione volontaria; nell’ambito di quest’ultima viene ammessa la collazione volontaria dei legati.

Inoltre, si ritiene definibile come collazione volontaria l’imposizione da parte del defunto di una delle due modalità di conferimento.

Il de cuius, infatti, potrebbe stabilire che il coerede donatario dovrà fare ricorso necessariamente alla collazione per imputazione, anche ove vi fossero i presupposti per procedervi in natura. 

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Infografica sulla collazione ereditaria

Domande frequenti

Cos’è la collazione ereditaria prevista dall’art. 737 del Codice civile?

La collazione ereditaria consiste nell’obbligo per alcuni soggetti specifici – i figli del defunto, i loro discendenti e il coniuge – di riportare all’interno della massa ereditaria, o in natura o per imputazione, i beni che hanno ricevuto in donazione dal defunto, al fine di permettere una ripartizione equa dell’eredità tra tutti gli eredi. 

È possibile evitare la collazione tra coeredi?

È possibile evitare la collazione tra coeredi in alcune circostanze specifiche:

– quando il defunto ha espressamente dispensato gli eredi dall’obbligo di collazione, ad esempio attraverso il testamento o nell’atto di donazione, non sarà necessario effettuare la collazione. Tuttavia, la dispensa non ha effetto se eccede i limiti della quota disponibile, ovvero la parte dell’eredità di cui il testatore può disporre liberamente;

– non sono soggette a collazione le donazioni di valore modico fatte in favore del coniuge, così come le spese sostenute per il mantenimento e l’educazione dei figli e per malattia, oltre a quelle ordinarie effettuate per abbigliamento, per il corredo nuziale e per l’istruzione artistica o professionale;

– un coerede può evitare la collazione rinunciando all’eredità. Tuttavia, questa scelta comporta anche la rinuncia a qualsiasi diritto sull’eredità medesima.

Cos’è la collazione per imputazione nel diritto successorio?

La collazione per imputazione si basa su una “fictio iuris”, ovvero una finzione giuridica, che permette al coerede di imputare il valore dei beni ricevuti in donazione alla sua quota di eredità, senza la necessità di reintegrare fisicamente tali beni nella massa ereditaria. Questo processo è regolato dall’articolo 747 del Codice civile.

Cos’è la collazione mediante conferimento in natura?

La collazione mediante conferimento in natura è una delle due modalità previste dal diritto successorio per effettuare la collazione ereditaria. Questa modalità consiste nel reintegrare fisicamente nella massa ereditaria i beni che erano stati donati in vita dal defunto ai suoi eredi.

Qual è la differenza tra azione di riduzione e collazione?

L’azione di riduzione serve a far dichiarare inefficaci le disposizioni lesive della legittima, mentre la collazione serve a formare la massa ereditaria garantendo parità di trattamento tra i coeredi. In alcuni casi, una donazione può essere soggetta sia a collazione sia a riduzione perché lesiva della legittima. 

Qual è un esempio di collazione alla massa ereditaria?

Tizio, vedovo, ha due figli, Caio e Sempronio. In vita, Tizio dona a Caio un immobile del valore di 100.000 Euro. Alla morte di Tizio, il suo patrimonio ammonta a 200.000 Euro.

Senza collazione:
Caio tratterrebbe l’immobile ricevuto in donazione (100.000 Euro) ed erediterebbe metà del patrimonio ereditario (100.000 Euro), per un totale di 200.000 Euro.
Sempronio erediterebbe l’altra metà del patrimonio (100.000 Euro).

Con collazione:
Caio deve conferire alla massa ereditaria il valore dell’immobile donato (100.000 Euro).
La massa ereditaria aumenta a 300.000 Euro (200.000 Euro + 100.000 Euro).
Caio e Sempronio ereditano entrambi 150.000 Euro (300.000 Euro / 2).

In questo esempio, la collazione serve a garantire la parità di trattamento tra i due figli. Se non ci fosse, Caio riceverebbe 100.000 Euro in più di Sempronio.


Riferimenti

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