Impugnazione della donazione da parte degli eredi legittimari

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SCRITTO DA NOTAI DI TORINO

Notaio Lorenzo Bigiotto e Notaio Marina Strippoli. Nella loro attività professionale si occupano di successioni e famiglia, del settore immobiliare, e di quello commerciale.

In cosa consiste l’impugnazione della donazione da parte degli eredi legittimari?

Da un punto di vista pratico, la donazione consente di anticipare il trasferimento di beni ai futuri eredi, con possibili vantaggi in termini fiscali e di pianificazione successoria. Tuttavia, tale scelta implica una serie di potenziali problematiche che necessitano di essere valutate con attenzione.

Le principali criticità attengono al rischio di ledere la quota di legittima degli altri eredi, ossia quella quota minima di eredità alla quale determinati soggetti hanno diritto per legge, creando situazioni di conflittualità e tensioni familiari.

La consulenza di un professionista esperto può risultare fondamentale per orientare le proprie scelte e tutelare adeguatamente i diritti di tutte le parti coinvolte.

Punti chiave

1. Donazione e quota di legittima:

  • La donazione è un anticipo sulla successione e può essere impugnata dai legittimari ove lesiva della loro quota di legittima.
  • La quota di legittima è la porzione di eredità riservata dalla legge ai legittimari (il coniuge, i figli e, in mancanza di questi, gli ascendenti).
  • La quota di legittima concretamente spettante a ciascun legittimario si calcola applicando il meccanismo della c.d. riunione fittizia, ossia sommando al valore dell’eredità, detratti i debiti, il valore delle donazioni effettuate in vita dal de cuius.

2. Azione di riduzione:

  • I legittimari possono esercitare l’azione di riduzione per reintegrare la loro quota di legittima lesa da donazioni o disposizioni testamentarie.
  • Il termine per esercitare l’azione di riduzione è di 10 anni dalla data di apertura della successione.

3. Azione di restituzione:

  • Se il donatario ha alienato il bene donato, il legittimario, dopo aver vittoriosamente esperito l’azione di riduzione, può chiedere la restituzione del bene ai successivi acquirenti, entro 20 anni dalla data della donazione. 
  • L’acquirente di un immobile di provenienza donativa può liberarsi dall’obbligo di restituzione dell’immobile pagando al legittimario l’equivalente in denaro.

4. Possibili rischi e soluzioni per gli acquirenti di immobili di provenienza donativa

  • L’acquirente di un immobile di provenienza donativa rischia di perdere l’immobile a seguito del vittorioso esperimento dell’azione di restituzione da parte del legittimario leso; per questo motivo, egli potrebbe avere difficoltà nell’ottenere un mutuo finalizzato all’acquisto dell’immobile ed incontrare ostacoli ove decida di rivendere il bene.
  • Le possibili soluzioni sono: la stipula di un atto di rinuncia alle azioni di riduzione e restituzione da parte dei legittimari, un atto di mutuo dissenso che risolva la donazione o la stipula di una apposita polizza assicurativa che copra il valore dell’immobile acquistato nel caso in cui venga vittoriosamente esperita l’azione di restituzione.
Impugnazione della donazione da parte degli eredi legittimari - Guida completa

Chi sono i legittimari e cos’è la quota di legittima?

Nel contesto del diritto successorio, la donazione costituisce un’anticipazione dell’eredità ed è pertanto soggetta alle stesse forme di impugnazione riservate al testamento, soprattutto quando coinvolge gli eredi legittimari.

Il sistema giuridico vigente mira a preservare i legami familiari e la continuità del patrimonio all’interno della famiglia, composta dal coniuge, dai discendenti e, in mancanza di questi, dagli ascendenti. Questa tutela si concretizza attraverso la riserva di una specifica quota di eredità, la “quota di legittima”, a vantaggio di tali soggetti, definiti appunto legittimari.

La “quota disponibile” rappresenta invece la parte dell’eredità di cui il defunto può disporre liberamente, destinandola anche a soggetti diversi dai suoi legittimari.

Le quote di legittima variano a seconda della composizione della famiglia del donante/de cuius. Ecco una panoramica generale:

Coniuge

  • In assenza di figli: un mezzo al coniuge come quota di legittima e un mezzo come quota disponibile.
  • Con un figlio: un terzo al coniuge come quota di legittima, un terzo al figlio come quota di legittima e un terzo come quota disponibile.
  • Con due o più figli: un quarto al coniuge come quota di legittima, due quarti ai figli come quota di legittima e un quarto come quota disponibile.

Figli

  • In assenza del coniuge con un solo figlio: un mezzo al figlio come quota di legittima e un mezzo come quota disponibile.
  • In assenza del coniuge con due o più figli: due terzi ai figli come quota di legittima e un terzo come quota disponibile.

Ascendenti

  • In assenza di coniuge e figli: un terzo agli ascendenti come quota di legittima e due terzi come quota disponibile.
  • In presenza di coniuge e in assenza di figli: un mezzo al coniuge come quota di legittima, un quarto agli ascendenti come quota di legittima e un quarto come quota disponibile.

Il valore della massa ereditaria, sulla quale calcolare la quota di legittima, si ottiene attraverso la c.d. riunione fittizia, ovvero sommando il valore dell’attivo ereditario, al netto dei debiti, con il valore delle donazioni effettuate in vita dal defunto.

La riunione fittizia e il calcolo della quota di legittima

La riunione fittizia è un’operazione contabile che serve a ricomporre astrattamente l’asse ereditario al fine di verificare se il defunto, attraverso donazioni o disposizioni testamentarie, abbia arrecato pregiudizio ai diritti dei legittimari.

In particolare, la riunione fittizia consiste nell’aggiungere al valore dei beni lasciati dal defunto al momento dell’apertura della successione (relictum), diminuito dei debiti ereditari, il valore delle donazioni effettuate in vita dal medesimo (donatum), attualizzato alla data del decesso.

Il valore complessivo dei beni così riuniti (relictum – debiti + donatum) costituisce la massa di calcolo che viene utilizzata per determinare la quota disponibile del patrimonio ereditario.

Se, a seguito della riunione fittizia, si verifica che il de cuius ha effettuato donazioni che eccedono il valore della quota disponibile, si ha una lesione della legittima.

In questo caso, i legittimari lesi possono esercitare l’azione di riduzione, al fine di ottenere la reintegrazione della loro quota di legittima.

L’azione di riduzione

L’azione di riduzione è una azione legale che mira a tutelare il legittimario qualora emerga, successivamente al decesso del de cuius, che le disposizioni testamentarie di quest’ultimo e/o una o più donazioni, effettuate sia a favore di altri legittimari sia di terzi, abbiano intaccato la sua quota di legittima.

Chi può proporre l’azione di riduzione?

L’articolo 557 del Codice civile stabilisce che sono legittimati ad agire non solo i legittimari diretti, ma anche i loro eredi o aventi causa. Questo amplia il novero di soggetti che possono richiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie o delle donazioni che abbiano leso il loro diritto alla quota di legittima. 

L’articolo 557 stabilisce inoltre che i donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione né approfittarne. Questa regola si applica solo ai donatari e ai legatari non legittimari, mentre il donatario legittimario può comunque esercitare l’azione di riduzione.

Anche i creditori del legittimario possono agire in riduzione, ma solo attraverso l’azione surrogatoria, e solo se il legittimario avente diritto alla riduzione ha accettato l’eredità col beneficio d’inventario. 

È importante notare che i legittimari non possono rinunciare a questo diritto finché vive il donante, né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione.

Termine di prescrizione

L’azione di riduzione è soggetta a un termine di prescrizione ordinario decennale che decorre dalla data di apertura della successione. Questo termine stabilisce il lasso di tempo entro il quale l’azione deve essere intrapresa.

Come funziona l’azione di riduzione?

Ai sensi del primo comma dell’articolo 564 del Codice civile, il legittimario per poter agire in riduzione deve aver accettato l’eredità con beneficio d’inventario.

L’accettazione con beneficio d’inventario è un atto con cui l’erede accetta l’eredità riservandosi il diritto di pagare i debiti ereditari solo fino a concorrenza del valore dei beni ereditati, proteggendo così il proprio patrimonio personale da eventuali debiti del de cuius. 

Le eccezioni a questa regola sono previste nello stesso comma e riguardano i casi in cui le donazioni o i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, anche se queste abbiano rinunciato all’eredità. In questi casi, il legittimario può agire in riduzione anche senza aver accettato l’eredità con beneficio d’inventario.

Imputazione alla quota di legittima

Il 2° comma dell’articolo 564 del Codice civile stabilisce che il legittimario che agisce in riduzione debba imputare alla sua quota di legittima le donazioni e i legati a lui fatti. In parole semplici, si presume che tali liberalità siano anticipazioni sulla quota di legittima. 

La dispensa dall’imputazione

La dispensa dall’imputazione è un meccanismo giuridico che permette a un legittimario di ricevere donazioni o legati senza doverli imputare alla sua quota di legittima.

Questo significa che le donazioni o i legati ricevuti non vengono considerati come un’anticipazione sulla quota di eredità che gli spetterebbe, ma come un incremento della stessa, andando a gravare sulla quota disponibile.

La dispensa dall’imputazione ha efficacia con l’apertura della successione e deve essere espressamente disposta a favore del beneficiario. Non è consentita una dispensa tacita o a mezzo di fatti concludenti. La dispensa può essere contenuta nella stessa donazione, in un atto notarile successivo o all’interno di un testamento, qualsiasi forma esso abbia.

Per effetto della dispensa dall’imputazione che accompagna un atto liberale (donazione o legato), si accresce la porzione di beni ereditari ai quali il legittimario ha diritto, consentendogli di chiedere la riduzione di disposizioni che, altrimenti, non sarebbero riducibili.

Tuttavia, la dispensa dall’imputazione ha dei limiti. L’articolo 564, 4° comma, del Codice civile stabilisce che la dispensa non ha effetto a danno dei donatari anteriori, cioè i beneficiari di una donazione avvenuta prima della donazione contenente la dispensa.

In altri termini, il donante che ha già disposto donazioni in favore di estranei o di altri legittimari dispensandoli dall’imputazione (donazioni gravanti quindi sulla porzione disponibile), può comunque donare a un altro legittimario, dispensandolo a sua volta dall’imputazione. Tuttavia, questa dispensa ha effetto solo se la quota disponibile non è stata già interamente erosa dalle precedenti donazioni.

Infine, la dispensa da imputazione può essere revocata, ma se è contenuta in un atto di donazione, non può essere revocata unilateralmente dal donante. Per renderla inefficace è necessaria la stipula di un atto di mutuo dissenso tra donante e donatario con il quale vengono risolti gli effetti della dispensa, che viene di fatto considerata come un’ulteriore liberalità rispetto alla donazione cui accede.

La riduzione delle donazioni

Quando la riduzione delle disposizioni testamentarie lesive non è sufficiente a integrare i diritti del legittimario leso, quest’ultimo può agire in riduzione anche contro le donazioni fatte dal defunto.

L’articolo 559 del Codice civile stabilisce che la riduzione delle donazioni deve avvenire seguendo un criterio cronologico, ovvero partendo dall’ultima donazione effettuata e procedendo a ritroso verso le donazioni precedenti.

Questo ordine di riduzione è tassativo e inderogabile, il che significa che il legittimario non può scegliere di ridurre prima una donazione anteriore senza aver prima aggredito quelle più recenti.

Il problema delle donazioni dissimulate

Non è infrequente il caso di simulazione relativa diretta a dissimulare una vera e propria donazione dietro l’apparenza di un contratto di vendita. In questo scenario, si crea l’apparenza di un trasferimento a titolo oneroso, celando la reale natura liberale dell’atto.

In altre parole, il bene viene ceduto senza un effettivo pagamento del prezzo, ma per puro spirito di liberalità.

Tuttavia, l’azione di riduzione può colpire soltanto gli atti a titolo gratuito compiuti dal de cuius e contraddistinti dall’animus donandi.

In questi casi si pone il problema del rapporto tra azione di riduzione e azione di simulazione, giacché solo una volta che sia stata accertata la reale natura donativa dell’atto il legittimario che ne assuma il carattere lesivo può ottenerne la riduzione.

L’azione di simulazione mira quindi ad accertare l’inefficacia di un negozio giuridico, dissimulante un altro negozio. Il termine di prescrizione per l’azione di simulazione relativa (che si verifica quando l’atto simulato produce effetti giuridici) è di 10 anni dalla scoperta della simulazione.

Un delicato rapporto intercorre tra azione di riduzione e azione di simulazione, quando quest’ultima viene utilizzata per far emergere una donazione dissimulata lesiva della legittima. In tali casi, la giurisprudenza (Cass. civile, sez. II del 2007 numero 4021 del 21 febbraio 2007) ha stabilito che:

  • il termine di prescrizione dell’azione di simulazione decorre dalla data di apertura della successione, non dalla scoperta della simulazione.
  • il legittimario agisce in veste di terzo pregiudicato dalla simulazione ai sensi dell’articolo 1415 del Codice civile.

L’azione di restituzione

Mentre l’azione di riduzione mira a ridurre le liberalità eccedenti la quota disponibile, l’azione di restituzione, che si propone in caso di insolvenza del donatario, si concentra sul recupero dei beni specifici che sono stati oggetto di tali liberalità. 

L’azione di riduzione ha carattere personale e mira a rendere inefficace l’atto dispositivo compiuto in violazione dei diritti dei legittimari, ponendosi come presupposto per l’esercizio dell’azione di restituzione. Quest’ultima azione ha quindi carattere reale e può essere esercitata contro il proprietario del bene, sia esso il donatario o un terzo avente causa dal medesimo.

Nell’ipotesi in cui la cosa donata è perita per causa imputabile al donatario o ai suoi aventi causa, o in cui la restituzione della cosa donata non può essere richiesta contro di loro, sorge un diritto di credito nei confronti del donatario, ma se questo risulta insolvente, saranno gli eredi e gli altri donatari anteriori a sopportarne le conseguenze.

L’articolo 563 del Codice civile stabilisce che, se i donatari contro i quali il legittimario leso ha agito vittoriosamente in riduzione, hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, quest’ultimo, previa escussione dei beni del donatario, può chiedere ai suoi aventi causa la restituzione degli immobili. 

Gli immobili restituiti in conseguenza della riduzione sono liberi da ogni peso o ipoteca di cui il legatario o il donatario può averli gravati, secondo quanto stabilito dall’articolo 561 del Codice civile.

Tuttavia, esistono delle eccezioni a questa regola generale. In particolare, i pesi e le ipoteche restano efficaci se la riduzione è domandata dopo venti anni dalla trascrizione, a meno che la domanda non sia stata proposta entro dieci anni dall’apertura della successione.

Inoltre, l’articolo 2652, numero 8, del Codice civile prevede che i diritti acquisiti a titolo oneroso dai terzi in base ad un atto trascritto prima della domanda giudiziale siano fatti salvi se sono decorsi più di dieci anni dall’apertura della successione.

L’azione per ottenere la restituzione deve essere proposta secondo l’ordine di data delle alienazioni, cominciando dall’ultima. Il terzo acquirente può liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l’equivalente in danaro. 

La prescrizione dell’azione di restituzione interviene dopo 20 anni dalla donazione, indipendentemente dal fatto che il donante sia ancora in vita. Tuttavia, questo termine di prescrizione è sospeso nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta del donante che abbiano notificato e trascritto un atto di opposizione stragiudiziale alla donazione. 

È importante sottolineare che il diritto di opporsi alla donazione può essere anche rinunciato.

Commerciabilità degli immobili di provenienza donativa

La circolazione di immobili di provenienza donativa presenta delle criticità legate alla possibile proposizione della azione di restituzione da parte dei legittimari del donante contro gli aventi causa del donatario.

Ciò comporta una serie di rischi legali e finanziari sia per l’acquirente del bene che per le banche che potrebbero finanziarne l’acquisto. 

Rischi per l’acquirente e per le banche

  • Perdita dell’immobile o obbligo di compensazione in denaro: se il donante è ancora in vita e non sono trascorsi più di venti anni dalla donazione, o se il donante è deceduto e non sono trascorsi dieci anni dall’apertura della successione senza che tutti i legittimari abbiano rinunciato alle azioni di riduzione e restituzione, l’acquirente rischia di perdere l’immobile o di dover compensare in denaro il legittimario leso.
  • Difficoltà nell’ottenere un mutuo per l’acquisto: le banche possono essere riluttanti a concedere mutui per l’acquisto di immobili di provenienza donativa, poiché il bene potrebbe dover essere restituito libero da pesi e ipoteche, rendendo di fatto l’ipoteca inutile come strumento di garanzia per l’istituto di credito.
  • Ostacoli alla rivendita: il rischio di subire da parte dei legittimari lesi la richiesta restituzione dell’immobile da parte dei successivi acquirenti può costituire un ostacolo alla rivendita degli immobili di provenienza donativa.

Possibili soluzioni al problema

Nonostante le problematiche che abbiamo appena elencato, esistono delle soluzioni che possono mitigare o addirittura azzerare i rischi relativi all’acquisto di beni di provenienza donativa:

  • Verifica della situazione familiare del donante: se il donante non ha eredi legittimari il rischio di impugnazione può essere considerato minimo.
  • Atto di rinuncia all’azione di riduzione (e restituzione): se tutti i legittimari del donante rinunciano espressamente alle azioni di riduzione e restituzione dopo il decesso del donante stesso, viene di fatto azzerata qualunque problematica relativa all’acquisto.
  • Mutuo dissenso: è possibile risolvere l’atto di donazione attraverso un accordo tra donante e donatario, estinguendone gli effetti. Questo processo fa rientrare il bene nella sfera giuridica del donante come se la donazione non fosse mai avvenuta.
  • Polizza assicurativa: la polizza protegge l’acquirente facendogli recuperare il valore monetario della casa in caso esperimento vittorioso dell’azione di restituzione da parte del legittimario leso. Inoltre, può proteggere l’istituto di credito che rilascia il mutuo per l’acquisto, prevedendo una specifica appendice di vincolo in suo favore. 

Infografica

Infografica impugnazione donazione da parte degli eredi legittimari

Domande frequenti

Chi sono i legittimari?

I legittimari sono coloro che, per legge, hanno diritto ad una determinata quota di eredità chiamata quota di legittima o quota di riserva. La categoria dei legittimari include il coniuge, i figli e, in mancanza di questi, gli ascendenti.

Che cos’è la quota di legittima?

La quota di legittima è la porzione del patrimonio ereditario di cui il defunto/donante non può disporre liberamente, in quanto è tenuto a destinare tale quota a favore dei suoi legittimari. La quota di legittima varia a seconda della composizione della famiglia del soggetto.

Che cos’è la riunione fittizia?

La riunione fittizia è un’operazione contabile che serve a ricostruire l’asse ereditario al fine di verificare se il defunto abbia leso le aspettative successorie dei suoi legittimari. Occorre sommare i beni lasciati dal defunto al momento della morte (relictum), al netto dei debiti ereditari, con il valore delle donazioni fatte in vita (donatum). Successivamente, si applica la percentuale prevista dalla legge per ciascun legittimario al fine di determinare la rispettiva quota di legittima.

Che cos’è l’azione di riduzione?

L’azione di riduzione è un’azione legale che consente ai legittimari di contestare le disposizioni testamentarie o le donazioni che ledono la loro quota di legittima. l’azione di riduzione è soggetta a un termine di prescrizione ordinario decennale che decorre dalla data di apertura della successione.

Che cos’è l’azione di restituzione?

L’azione di restituzione è un’azione legale che mira a recuperare i beni specifici che sono stati oggetto di liberalità eccedenti la quota disponibile e quindi lesive dei diritti dei legittimari. Mentre l’azione di riduzione si concentra sulla riduzione delle liberalità che eccedono la quota disponibile, l’azione di restituzione si concentra sul recupero fisico dei beni stessi. Questa azione può essere esercitata contro il proprietario del bene, che può essere il donatario o un terzo avente causa dal donatario. L’azione di restituzione presuppone l’esito vittorioso dell’azione di riduzione e si prescrive in 20 anni dalla data della donazione.

Quali sono i rischi per l’acquirente di un immobile di provenienza donativa?

L’acquisto di un immobile di provenienza donativa può comportare vari rischi per l’acquirente. Uno dei principali rischi è legato alla possibilità che i legittimari del defunto/donante agiscano per ottenere la restituzione dell’immobile donato. Questo può accadere se la donazione ha pregiudicato i diritti dei legittimari e se la restituzione dell’immobile da parte del donatario risulta impossibile. Un altro rischio è legato alla possibilità che la banca rifiuti di concedere un mutuo per l’acquisto dell’immobile donato, a causa dei rischi associati a tale operazione.


Il Ruolo del Notaio

Data la complessità della materia, è fondamentale rivolgersi ad un notaio per ricevere una consulenza in merito alle implicazioni della donazione nel contesto della successione ereditaria. 

La sua preparazione specifica in materia successoria lo rende un professionista indispensabile per affrontare in modo adeguato e conforme alla legge le questioni legate alle donazioni e alla tutela dei diritti dei legittimari.

Riferimenti

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