Eredità senza testamento: a chi spetta?

Notai di Torino - Logo

SCRITTO DA NOTAI DI TORINO

Notaio Lorenzo Bigiotto e Notaio Marina Strippoli. Nella loro attività professionale si occupano di successioni e famiglia, del settore immobiliare, e di quello commerciale.

Le modalità di devoluzione dell’eredità rappresentano un tema di fondamentale importanza nel campo del diritto successorio. Quando una persona decede senza aver redatto un testamento o avendo disposto per testamento solo per una parte dei suoi beni, si pone il problema di stabilire come verrà distribuito il patrimonio ereditario.

In questo articolo, affronteremo il tema dell’eredità senza testamento e cercheremo di capire a chi spetta il patrimonio ereditario  in tali circostanze.

Punti chiave

  • Il Codice civile stabilisce le norme per la devoluzione dell’eredità quando una persona muore senza aver redatto un testamento o avendo disposto per testamento solo per una parte dei suoi beni (c.d. successione legittima); 
  • La successione legittima riguarda il coniuge, i figli e gli altri parenti fino al sesto grado. In mancanza di tutti questi soggetti  l’eredità spetta allo Stato;
  • La persona unita civilmente gode di tutti i diritti ereditari previsti per il coniuge: la Legge 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) stabilisce l’applicazione delle norme sulla successione legittima alle parti dell’unione civile;
  • I gradi di parentela sono importanti per la successione legittima. Per calcolare il grado di parentela tra due individui, si segue il percorso della linea di discendenza che li collega e si contano i gradi di parentela che si incontrano lungo il cammino;
  • La rappresentazione è un istituto successorio che permette ai discendenti di un erede premorto o rinunciatario di subentrare nella quota di eredità di quest’ultimo. 
A chi spetta l'eredità in assenza di testamento?

La successione legittima

Il Codice civile prevede precise norme per stabilire entro quali limiti e come debba essere assegnata l’eredità a seguito del decesso di una persona. 

La successione legittima, anche nota come “successione ab intestato” in latino, è quella forma di successione che si attua quando il defunto, o “de cuius”, non ha predisposto un testamento, oppure quando, pur avendolo redatto, questo risulta essere nullo, annullato o dispone soltanto per una parte dei beni o per legati.

Chi sono gli eredi legittimi?

Nel caso di eredità senza testamento, quest’ultima normalmente spetta al coniuge e ai figli del defunto. Nel caso in cui il defunto abbia un solo figlio, l’eredità viene divisa a metà tra questo e il coniuge. Qualora vi siano due o più figli, l’intera eredità viene suddivisa in ragione di una quota di due terzi tra questi ultimi in parti uguali, mentre il coniuge superstite ha diritto all’altra parte, ovvero ad un terzo del patrimonio.

Nel caso in cui il defunto non abbia figli, oltre al coniuge superstite hanno diritto ad una quota di eredità anche i fratelli e i genitori del defunto, a condizione che questi ultimi siano ancora in vita. In ogni caso, il coniuge ha diritto ai due terzi del patrimonio ereditario.

Quando il coniuge concorre con i fratelli del defunto, questi ultimi ricevono un terzo dell’eredità. Lo stesso principio si applica anche nel caso in cui il coniuge del defunto concorra alla successione insieme ai genitori di quest’ultimo. Nel caso in cui, oltre al coniuge superstite, siano presenti i genitori e i fratelli del defunto, i fratelli si divideranno la quota di eredità che spetta loro, corrispondente al terzo del patrimonio ereditario complessivo.

Tuttavia, ai genitori del defunto spetta almeno un quarto dell’intera eredità. Di conseguenza, ai fratelli rimarrà una quota relativamente ridotta dell’eredità. In assenza di figli e del coniuge, l’eredità viene divisa tra i genitori e i fratelli del defunto. La divisione avviene sempre per stirpi, ma ai genitori spetta almeno la metà dell’eredità.

Secondo quanto indicato nel secondo comma dell’articolo 570 del Codice civile, vi è una differenza nel trattamento successorio a seconda che i fratelli chiamati all’eredità siano germani o unilaterali. Se tutti i fratelli sono germani, ossia hanno entrambi i genitori in comune, essi hanno diritto a quote paritarie dell’eredità del fratello defunto.

Diversamente, se nella successione sono presenti sia fratelli germani che fratelli unilaterali, ovvero fratelli con un solo genitore in comune, i fratelli e le sorelle unilaterali ricevono la metà della quota che spetta ai fratelli germani.

Quando mancano il coniuge, i discendenti, gli ascendenti e i fratelli o i loro discendenti, l’eredità viene devoluta ai parenti più prossimi del de cuius fino al sesto grado. In mancanza di tutti i soggetti sopra menzionati,  l’eredità viene devoluta allo Stato.

Diritti dei soggetti uniti civilmente 

Il legislatore ha equiparato, per aspetti, l’unione civile (istituto valido solo per le coppie dello stesso sesso) al matrimonio, richiamando numerose norme del Codice civile precedentemente applicabili unicamente al matrimonio. Riguardo alla morte del compagno o della compagna uniti civilmente, la Legge 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) stabilisce l’applicazione di alcune specifiche disposizioni del Codice civile alle parti dell’unione civile, ovvero:

  • Indegnità a succedere;
  • Norme sulla successione legittima;
  • Diritti dei legittimari;
  • Articoli sulla collazione delle donazioni dirette e indirette;
  • Norme sui patti di famiglia.

Anteriormente alla Legge 76/2016, solo il matrimonio conferiva diritti successori al superstite della coppia. Grazie alla nuova normativa, ora la persona unita civilmente gode di tutti i diritti ereditari previsti per il coniuge. Infatti, in caso di decesso di un soggetto unito civilmente, anche in assenza di testamento, il superstite dell’unione civile diventa il successore legittimo.

Pertanto, acquisisce il diritto a una quota dell’eredità, nonché il diritto di abitare la casa familiare e di utilizzare i mobili ad essa appartenenti, se di proprietà del defunto o comuni.

Ad esempio, se una persona unita civilmente concorre all’eredità insieme al figlio dell’altra persona, entrambi avranno diritto alla metà del patrimonio del proprio compagno/padre defunto. Invece, prima della legge, il figlio avrebbe ricevuto l’intero patrimonio.

Diritti dei conviventi more uxorio

Nell’ambito dei rapporti di convivenza, non legittimati da una unione civile, è particolarmente importante pianificare la successione poiché la legge non prevede alcun diritto automatico sull’eredità del convivente. 

La legge Cirinnà ha però disciplinato direttamente il diritto del convivente di utilizzare la casa di comune residenza dopo la morte del proprietario. In precedenza, questa questione poteva essere gestita solo mediante un testamento.

Oggi, invece, la legge stabilisce che in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente superstite ha il diritto di continuare ad abitarvi per due anni, o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a due anni, ma non oltre i cinque anni. Se nella stessa casa vivono anche figli minori o figli disabili del convivente superstite, questi ha il diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per almeno tre anni (art. 1, comma 42, della legge 20 maggio 2016, n. 76).

Il diritto di abitazione viene meno nel caso in cui il convivente superstite smetta di vivere stabilmente nella casa di comune residenza o nel caso di matrimonio, unione civile o nuova convivenza di fatto (art. 1, comma 43, della legge 20 maggio 2016, n. 76).

Tuttavia, vengono preservate le disposizioni previste dal Codice civile in relazione all’assegnazione del godimento della casa familiare in presenza di figli minori, disabili o economicamente non autosufficienti della coppia. Infatti, in tali casi, il giudice può assegnare il godimento della casa familiare in base all’affidamento dei figli (art. 337-sexies del Codice civile).

È inoltre previsto che in caso di morte dell’affittuario o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha la facoltà di subentrare nel contratto di locazione (art. 1, comma 44, della legge 20 maggio 2016, n. 76).

Nell’ambito dei rapporti di convivenza, è particolarmente importante pianificare la successione con l’aiuto di un notaio poiché la legge non prevede alcun diritto sull’eredità a favore del convivente. Tuttavia, è possibile che ciascun convivente disponga a favore dell’altro tramite un testamento, nominandolo erede o lasciandogli un bene specifico come legato.

Può essere opportuno prendere provvedimenti in tal senso, soprattutto per quanto riguarda la proprietà della casa di abitazione comune e l’eventuale conto corrente cointestato.

È importante prestare particolare attenzione quando l’abitazione è di proprietà di entrambi i conviventi, specialmente se è presente un mutuo. In questo caso, infatti, il rapporto di comproprietà che si instaura con gli eredi legittimi del defunto può causare difficoltà al convivente superstite, quindi è consigliabile redigere un testamento con l’assistenza di un notaio.

Nell’ambito dei rapporti di convivenza, è anche possibile utilizzare lo strumento della donazione, con o senza riserva di usufrutto vitalizio, per regolare anticipatamente la successione. Tuttavia, è importante tenere presente che le norme fiscali equiparano il convivente a un estraneo, quindi non si usufruisce di agevolazioni o franchigie.

I gradi di parentela

La disciplina per il calcolo dei gradi di parentela è di estrema importanza per tutte le questioni legate alla successione legittima ed è definita nell’articolo 76 del codice civile, che stabilisce quanto segue:

“Nella linea retta si computano altrettanti  gradi  quante  sono  le generazioni, escluso lo stipite. 

Nella linea collaterale i gradi  si  computano  dalle  generazioni, salendo da uno dei parenti fino  allo  stipite  comune  e  da  questo discendendo all’altro parente, sempre restando escluso lo stipite.”

Gli zii, ad esempio, sono considerati parenti di terzo grado: si sommano i gradi per risalire ai nonni più il grado per scendere dai nonni agli zii. I nonni sono parenti di secondo grado: un grado per risalire ai genitori e un grado per risalire dai genitori ai nonni, per un totale di due gradi. I fratelli sono parenti di secondo grado: un grado per risalire ai genitori e un grado per scendere dai genitori ai fratelli. I cugini, invece, sono parenti di quarto grado: due gradi per risalire ai nonni e altri due gradi per scendere fino ai cugini.

Nel sistema successorio italiano, come già precisato, i gradi di parentela sono considerati rilevanti solo fino al sesto. Ad esempio, un nipote di un cugino (figlio del figlio e quindi parente di sesto grado) sarà considerato parente in modo rilevante per il nostro ordinamento successorio, mentre un pronipote di un cugino (figlio del figlio del figlio e quindi parente di settimo grado) non sarà considerato nella linea di successione.

La rappresentazione

E’ di estrema importanza dar conto che nel caso di premorienza o di rinuncia all’eredità da parte dei figli o dei fratelli del defunto, subentrano nelle loro quote i rispettivi discendenti, in virtù di un istituto successorio noto come rappresentazione

Affinché la rappresentazione possa avere luogo, devono essere soddisfatti alcuni requisiti previsti dalla legge. Il soggetto rappresentato deve essere figlio/figlia o fratello/sorella del defunto. Inoltre, il rappresentato deve essere premorto al de cuius, dichiarato indegno o assente ai sensi degli artt. 48 ss. del codice civile, o aver perso il diritto di accettare l’eredità o avervi rinunciato. I discendenti del rappresentato (c.d. rappresentanti) subentrano nel luogo e grado del loro ascendente. 

Pertanto, ci sono tre attori nella rappresentazione: il de cuius, il rappresentato, ovvero l’erede diretto del de cuius che non vuole o non può accettare l’eredità e il rappresentante, che è il discendente del rappresentato. Il rappresentante succede al defunto iure proprio e deve avere la capacità di succedere fin dall’apertura della successione.

L’istituto è finalizzato a tutelare la stirpe familiare del defunto e la sua presunta volontà. La rappresentazione opera all’infinito e per stirpi, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe.

Caso pratico

Nel caso in cui il defunto non fosse coniugato e non avesse figli, ma avesse due fratelli, di cui uno premorto che a sua volta aveva due figli, l’eredità va per un mezzo al fratello ancora in vita e per l’altro mezzo ai due nipoti in rappresentanza del fratello premorto, i quali avranno diritto ad un quarto ciascuno del patrimonio ereditario complessivo. 

Sintesi – Infografica sull’eredità senza testamento

Eredità senza testamento - Infografica

Domande frequenti

Come viene suddivisa l’eredità tra il coniuge e i figli?

Se il defunto ha un solo figlio, l’eredità viene divisa a metà tra il coniuge e il figlio. Se ci sono due o più figli, l’eredità viene suddivisa per due terzi tra di loro in parti uguali, mentre il coniuge superstite riceve un terzo del patrimonio ereditario.

Quali parenti hanno diritto a una quota di eredità in assenza di figli?

Se il defunto non ha figli, i fratelli e i genitori del defunto hanno diritto a una quota di eredità, a condizione che siano ancora in vita. Il coniuge riceve due terzi dell’eredità se concorre con i fratelli o con i genitori del defunto.

Cosa succede se non ci sono coniuge, figli, fratelli o genitori?

In assenza di coniuge, figli, fratelli o genitori, l’eredità viene devoluta ai parenti più prossimi fino al sesto grado. Se mancano tutti i soggetti sopra menzionati, l’eredità viene attribuita allo Stato.

Cosa è la rappresentazione nell’eredità?

La rappresentazione è un istituto successorio che consente ai discendenti di un erede premorto o rinunciatario di subentrare nella quota di eredità di quest’ultimo. I discendenti rappresentanti subentrano nel luogo e grado del loro ascendente.


Il ruolo del Notaio 

L’intervento del notaio nella successione legittima è estremamente importante per compiere le scelte più appropriate alle proprie esigenze e per seguire in modo corretto tutti i passaggi atti a garantire una successione sicura.

Il notaio assiste prima di tutto gli eredi nella compilazione e nell’invio della dichiarazione di successione, un documento in cui vengono identificati gli eredi e i beni oggetto dell’eredità e dal quale si evincono anche le imposte da versare allo Stato per la successione. Inoltre, può occuparsi dell’accettazione dell’eredità o della rinuncia alla medesima, se necessario.

Riferimenti

Contenuti correlati

Lascia un commento