Il diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa familiare

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SCRITTO DA NOTAI DI TORINO

Notaio Lorenzo Bigiotto e Notaio Marina Strippoli. Nella loro attività professionale si occupano di successioni e famiglia, del settore immobiliare, e di quello commerciale.

I diritti di abitazione ed uso del coniuge superstite mirano a tutelare la continuità della vita familiare e assumono un ruolo centrale nel preservare la sfera personale e il tenore di vita del coniuge superstite, garantendo la sua permanenza nella casa familiare.

La loro rilevanza giuridica e le loro implicazioni pratiche ne fanno un tema di particolare interesse in ambito successorio, che richiede una disamina attenta e puntuale.

Punti chiave

1. Definizione:

  • L’art. 540, comma 2, del Codice Civile prevede che il coniuge superstite ha il diritto di abitare la casa familiare e il diritto di uso sui mobili che la corredano.

2. Presupposti per il riconoscimento del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite:

  • Il diritto di abitazione sulla casa coniugale spetta al coniuge superstite legittimamente unito in matrimonio (e al partner unito civilmente) con il defunto al momento del decesso.
  • L’immobile deve essere stato effettivamente adibito a residenza familiare.

3. Diritti del convivente di fatto

  • La convivenza deve essere registrata presso il Comune di residenza e deve essere stabile e duratura.
  • Il convivente superstite ha diritto di abitare la casa per un periodo di tempo limitato. In tale ipotesi il diritto di abitazione è personale e non reale. È un diritto diverso da quello del coniuge superstite.

4. Diritti del convivente more uxorio:

  • Il convivente more uxorio non ha un diritto di abitazione sulla casa familiare in caso di decesso del partner.
  • Tuttavia, la giurisprudenza riconosce al convivente superstite un diritto di detenzione qualificata sull’abitazione per un tempo congruo per trovare una nuova sistemazione.

5. Nozione di casa familiare:

  • La casa familiare è l’immobile in cui i coniugi hanno effettivamente svolto la loro vita in comune.
  • Non è necessariamente l’immobile in cui i coniugi hanno la residenza anagrafica.

6. Ratio del diritto di abitazione al coniuge superstite:

  • Il diritto di abitazione mira a tutelare la continuità della vita familiare dopo la morte di uno dei coniugi.
  • Garantisce al coniuge superstite di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio.

7. Natura giuridica:

  • Il diritto di abitazione e il diritto d’uso dei mobili sono legati ex lege, ovvero diritti che si acquistano automaticamente per legge alla morte del coniuge.
  • Non fanno parte della quota di legittima del coniuge superstite, ma si aggiungono ad essa.

8. Diritto di abitazione e IMU:

  • Il coniuge superstite è soggetto passivo IMU sull’immobile adibito a residenza familiare.
  • L’IMU non è dovuta se l’immobile è adibito ad abitazione principale del coniuge superstite e non rientra tra le categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

9. Comproprietà con terzi:

  • Il diritto di abitazione spetta se la casa familiare è di proprietà esclusiva del coniuge defunto o di proprietà comune con il coniuge superstite.
  • Se la casa è in comproprietà con terzi, il diritto di abitazione del coniuge superstite è escluso.
  • La giurisprudenza più recente esclude anche il diritto del coniuge superstite a un compenso economico in sostituzione del mancato godimento dell’abitazione.
Il diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa familiare - Copertina

Cosa sono i diritti di abitazione e di uso del coniuge superstite ex art. 540 del Codice civile?

Il secondo comma dell’articolo 540 c.c. stabilisce che

Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.“.

Il diritto di abitazione è un diritto reale di godimento, che attribuisce a favore del coniuge superstite un potere diretto e immediato di abitare la casa familiare. Del pari è un diritto reale di godimento il diritto d’uso dell’arredamento presente all’interno dell’immobile.

Entrambi i diritti sono per loro natura incedibili e la loro durata è commisurata alla vita del titolare.

In caso di morte del coniuge a chi va la casa?

Per beneficiare dei diritti di abitazione ed uso dei mobili della casa coniugale, è necessario che ricorrano alcuni presupposti giuridici imprescindibili al momento del decesso:

  • i coniugi devono essere legittimamente uniti in matrimonio o uniti civilmente ai sensi della legge 20 maggio 2016 n. 76 (c.d. “legge Cirinnà”);
  • deve esistere una residenza familiare effettivamente adibita a tale scopo.

Il diritto di abitazione spetta al convivente di fatto?

Per convivenza si intende una relazione di coppia stabile e duratura tra due persone maggiorenni, sia eterosessuali che omosessuali, che possono scegliere di dichiarare o meno il proprio rapporto al Comune di residenza.

Con la registrazione presso gli uffici anagrafici si verifica la costituzione della convivenza di fatto.

In tema di convivenza di fatto registrata , l’articolo 1 comma 42 della legge 20 maggio 2016, n. 76 stabilisce che 

in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni..

La legge prevede quindi una tutela a favore del partner ma trattasi di un diritto di abitazione diverso da quello previsto dall’articolo 540 comma 2 c.c.. Anziché un diritto reale di godimento, viene concesso un diritto personale di godimento con una durata limitata nel tempo. 

Il diritto di abitazione spetta al convivente more uxorio?

In assenza di una specifica disciplina legislativa che regoli i diritti del convivente more uxorio in caso di decesso del partner proprietario dell’immobile adibito a residenza familiare, la giurisprudenza ha assunto un ruolo fondamentale nel definire i confini di tale tutela (Cass. civ., Sez. III, Sentenza, 27/04/2017, n. 10377).

La Suprema Corte ha affermato che la convivenza more uxorio configura una formazione sociale che dà vita ad un “consorzio familiare”. Questo comporta che il convivente non proprietario dell’immobile in cui si svolge la vita comune abbia un diritto di detenzione qualificata sull’abitazione. 

Tuttavia, tale diritto non incide sui diritti dei terzi sull’immobile e si estingue con la cessazione della convivenza.

In particolare, nel caso di decesso del convivente proprietario, al convivente superstite non spetta alcun diritto di abitazione illimitato e gli eredi del proprietario possono legittimamente rientrare nel possesso del bene.

Tuttavia, in applicazione dei principi di buona fede e correttezza, gli eredi hanno il dovere di concedere al convivente superstite un termine congruo per trovare una nuova sistemazione abitativa.

Cosa significa casa adibita a residenza familiare?

La nozione di casa adibita a residenza familiare è quella individuata dall’articolo 144 del Codice civile e si riferisce all’immobile in cui i coniugi hanno concretamente svolto la propria vita in comune fissandovi la residenza della propria famiglia.

È importante sottolineare che la nozione di casa familiare non si limita all’immobile in cui i coniugi hanno fissato la propria residenza anagrafica. Questa, pur essendo un elemento importante da considerare ai fini dell’indagine, non è determinante.

Piuttosto occorre verificare qual è l’immobile in cui i coniugi hanno concretamente svolto la propria vita in comune, assumendolo come centro di aggregazione e di sviluppo della vita familiare.

La sua individuazione deve essere fatta caso per caso, alla luce delle specifiche circostanze di ogni coppia e considerando tutti gli elementi rilevanti.

La ratio del diritto di abitazione del coniuge superstite

La ratio dell’art. 540 comma 2 del Codice civile è quella di preservare l’ambiente familiare dopo la morte di uno dei coniugi, evitando una alterazione delle condizioni di vita consolidate nel corso del matrimonio.

I diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano garantiscono quindi la continuazione degli standard di vita acquisiti durante il matrimonio, e sono basati sul principio di solidarietà familiare.

Il diritto-dovere di coabitare nello stesso luogo, scelto di comune accordo dai coniugi, rappresenta un aspetto significativo di questo principio.

La natura giuridica dei diritti di abitazione e uso

La natura giuridica dei diritti di abitazione e uso spettanti al coniuge superstite è quella di legati ex lege, ovvero di attribuzioni a titolo particolare che si acquistano per legge al momento dell’apertura della successione.

Tale qualificazione ha importanti implicazioni:

  • l’acquisto di tali diritti avviene in modo automatico nel momento della morte del coniuge, conformemente a quanto disposto dall’articolo 649 del Codice civile;
  • il diritto di abitazione è opponibile ai terzi senza necessità di trascrizione, poiché il legatario acquisisce un diritto attribuito direttamente dalla legge;
  • anche in caso di rinuncia all’eredità, il coniuge superstite può comunque conseguire tali diritti.

I diritti del coniuge superstite ex art. 540 comma 2 c.c. fanno parte della quota di legittima?

Si discute in dottrina se i diritti di abitazione e uso del coniuge superstite rappresentino un’integrazione alla quota di riserva già spettante per legge, oppure se siano già ricompresi all’interno di tale quota.

Alcuni studiosi sostengono che i suddetti diritti non configurino un’attribuzione patrimoniale aggiuntiva, ma piuttosto un aspetto qualitativo della quota di riserva.

In tal caso, se al coniuge superstite viene assegnata la proprietà della casa familiare e dei mobili tramite testamento, non sarebbe necessaria alcuna integrazione della quota di legittima.

Al contrario, la dottrina prevalente e la giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., Sez. II, 13/11/2017, n. 26741) ritengono che i diritti di abitazione e uso si aggiungano alla quota di riserva, incrementandola.

A sostegno della tesi estensiva si cita il dato testuale dell’art. 540 c.c. il quale prevede in modo distinto al primo comma la quantificazione della quota di riserva a favore del coniuge e al secondo comma l’attribuzione dei diritti in oggetto.

Diritto di abitazione coniuge superstite e IMU

Il coniuge superstite, in qualità di titolare del diritto di abitazione ai sensi dell’art. 540 c.c., assume la veste di soggetto passivo IMU con riferimento all’immobile adibito a residenza familiare.

L’obbligo di versamento dell’IMU per il coniuge superstite sorge a partire dalla data di decesso del coniuge premorto. Ciò in quanto il diritto di abitazione assume rilevanza ai fini fiscali a partire dal momento del suo concreto esercizio, coincidente con la cessazione della convivenza matrimoniale per causa di morte.

Tuttavia occorre ricordare che l’IMU non è dovuta nel caso in cui l’immobile sia adibito ad abitazione principale, ovvero quando il coniuge superstite vi risieda, a meno che non si tratti di un’unità immobiliare classificata nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

Comproprietà della casa coniugale con terzi e diritti di abitazione ed uso

La questione del diritto di abitazione e del diritto di uso dei mobili sulla casa familiare in caso di comunione tra il coniuge defunto e soggetti terzi è effettivamente controversa e ha generato diverse interpretazioni giurisprudenziali e dottrinali.

Possibilità di estensione del diritto di abitazione

Alcuni autori sostengono che il diritto di abitazione previsto dall’art. 540, comma 2, c.c., possa essere esteso anche ai casi di comproprietà dell’immobile familiare con soggetti terzi. Argomentano a favore di questa tesi l’inciso della norma che recita “se di proprietà del defunto o comuni“, interpretandolo nel senso di includere anche i beni in comproprietà con terzi.

Conversione del diritto di abitazione in denaro

Un’altra impostazione, invece, ritiene che in caso di comproprietà e di impossibilità di dividere materialmente l’immobile, il diritto di abitazione si converta per il coniuge superstite nel suo equivalente monetario.

Il principio della conversione del diritto, già affermato dalla giurisprudenza (Cass. civ., Sez. II, 10/03/1987, n. 2474 e Cass. civ., Sez. II, 30/07/2004, n. 14594), troverebbe conferma anche nel caso di vendita all’asta dell’immobile indivisibile.

Interpretazione restrittiva

Un orientamento più restrittivo, invece, interpreta l’inciso “se di proprietà del defunto o comuni” riferendosi esclusivamente alla comproprietà tra il de cuius e il coniuge superstite.

Limitando il diritto di abitazione ai casi di comproprietà tra coniugi, si garantisce una maggiore tutela al terzo comproprietario, che potrebbe subire un pregiudizio eccessivo se costretto a condividere l’immobile con il coniuge superstite.

La più recente giurisprudenza (Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 20/10/2021, n. 29162) aderisce a questa impostazione e afferma:

  • che la comproprietà con terzi esclude tout court la possibilità per il coniuge superstite di occupare l’immobile già adibito a casa familiare in quanto in tale ipotesi non è realizzabile l’intento perseguito dal legislatore che è quello di assicurare il godimento pieno del bene oggetto del diritto;
  • che, contrariamente a quanto affermato in passato, il coniuge superstite non ha diritto neanche ad un compenso economico in sostituzione del mancato godimento dell’abitazione. Attribuire, in tale ipotesi, un equivalente monetario equivarrebbe a conferire al diritto di abitazione un contenuto economico di rincalzo, che non è previsto dalla norma e che contrasterebbe con la sua ratio originaria che è quella di garantire la continuità del godimento dell’abitazione familiare, intesa come luogo di affetti e di ricordi, nonché come elemento essenziale per il mantenimento di un adeguato tenore di vita.

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Domande frequenti

Che differenza c’è tra il diritto di abitazione e il diritto di usufrutto?

Il diritto di abitazione e il diritto di usufrutto sono entrambi diritti reali di godimento su cosa altrui che differiscono sia per l’oggetto che per il contenuto. Il diritto di usufrutto può gravare sia beni mobili che immobili, mentre il diritto di abitazione solamente beni immobili. L’habitator ha diritto ad abitare nell’immobile limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia, mentre l’usufruttuario, oltre a poter godere del bene, può anche cedere il proprio diritto. L’usufrutto è un diritto pignorabile mentre il diritto di abitazione non può essere né pignorato né ceduto a qualunque titolo.

Qual è la durata del diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa coniugale?

Il diritto di abitazione in favore del coniuge superstite sulla casa coniugale è vitalizio, ovvero dura per tutta la vita. Tuttavia, può cessare prima del decesso del titolare se quest’ultimo decide di rinunciarvi o se viene alienato a terzi, unitamente alla proprietà gravata dal medesimo.

Cosa succede se il coniuge superstite rinuncia alla eredità?

La rinuncia all’eredità da parte del coniuge superstite non inficia in alcun modo il diritto di abitazione riconosciuto dall’art. 540 comma 2 sulla casa familiare. Quest’ultimo, infatti, essendo un legato ex lege, si configura come un diritto autonomo rispetto alla qualità di erede, e sussiste a prescindere dall’accettazione o dalla rinuncia all’eredità stessa.

Come si trascrive il diritto di abitazione del coniuge superstite?

Il diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa coniugale, in quanto legato ex lege, è un diritto che si acquista in automatico al momento della apertura della successione e che non richiede trascrizione per essere opponibile ai terzi. La trascrizione, ove considerata ammissibile, è solo una formalità che serve a garantire la pubblicità del diritto rendendolo palese nei registri immobiliari ma non influenza la sostanza del diritto stesso. 

In caso di morte del coniuge a chi va la casa?

In caso di morte del coniuge, la casa familiare spetta al coniuge superstite che acquisisce automaticamente il diritto di abitazione, se l’immobile era di proprietà del defunto o comune. Se la casa è in comproprietà con terzi, il diritto di abitazione del coniuge superstite è escluso.


Riferimenti

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