Conto corrente cointestato in caso di morte: guida alla successione

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SCRITTO DA NOTAI DI TORINO

Notaio Lorenzo Bigiotto e Notaio Marina Strippoli. Nella loro attività professionale si occupano di successioni e famiglia, del settore immobiliare, e di quello commerciale.

Il conto corrente cointestato è uno strumento molto diffuso, utilizzato da coniugi, genitori e figli, fratelli o persone che desiderano condividere la gestione delle proprie finanze. 

Tuttavia, quando uno dei cointestatari muore, sorgono numerosi interrogativi: cosa succede al conto cointestato quando muore un intestatario? Chi ha diritto alle somme depositate? Quali sono le procedure da seguire con la banca e con l’Agenzia delle Entrate?

Questa guida completa risponde a tutte queste domande, affrontando in modo chiaro gli aspetti giuridici, fiscali e pratici legati alla successione del conto corrente cointestato.


Punti chiave

Natura del conto cointestato

  • Un conto corrente cointestato è un rapporto bancario in cui due o più persone sono contemporaneamente titolari dello stesso contratto.
  • L’art. 1854 del Codice civile stabilisce che, salvo diversa pattuizione o prova contraria, le somme depositate si presumono in comproprietà in parti uguali tra i cointestatari.

Tipologie di cointestazione

  • Conto cointestato con firma disgiunta: ogni cointestatario può operare sul conto in autonomia, senza dover richiedere la firma dell’altro. È la modalità più comune, perché semplifica la gestione quotidiana.
  • Cointestazione a firma congiunta: tutte le operazioni richiedono la sottoscrizione di ciascun cointestatario. È una forma di maggiore tutela reciproca, ma comporta limitazioni operative.

Sorti del conto in caso di decesso

  • Dopo la morte di un contitolare, nel conto a firma disgiunta, l’intestatario superstite non può prelevare l’intero saldo del conto, ma solo la propria quota mentre quella del defunto cade in eredità.
  • Nel conto a firma congiunta, invece, l’operatività del conto è congelata fino alla definizione della successione, e neanche l’intestatario superstite può fare operazioni senza autorizzazione.

Successione in caso di cointestazione di un conto corrente

  • La quota del defunto nel conto cointestato deve essere dichiarata all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dal decesso, attraverso la dichiarazione di successione. 
  • La dichiarazione di successione è necessaria per lo sblocco del conto corrente bancario e il trasferimento del denaro agli eredi o legatari.
Conto corrente cointestato - Copertina

Natura giuridica del conto corrente cointestato

Il conto corrente cointestato può definirsi come un rapporto bancario caratterizzato dalla presenza di due o più soggetti quali contitolari del medesimo rapporto contrattuale. 

Il principale riferimento normativo per la cointestazione di conti correnti è rappresentato dall’articolo 1854 del Codice civile che sancisce una presunzione generale secondo cui le somme depositate su un conto corrente cointestato appartengono in parti uguali a tutti i cointestatari.

Questa presunzione opera automaticamente salvo prova contraria.

Dal punto di vista operativo, la distinzione fondamentale riguarda le modalità di gestione del conto corrente, che possono essere regolate secondo due diverse tipologie contrattuali: la cointestazione a firma disgiunta e quella a firma congiunta.

Cointestazione a firma disgiunta vs firma congiunta

La cointestazione a firma disgiunta consente a ciascun cointestatario di operare autonomamente sul conto corrente, senza necessità del consenso dell’altro titolare.

Tale modalità operativa presuppone che ogni cointestatario possa disporre liberamente delle somme presenti sul conto, nei limiti della propria quota di partecipazione.

Diversamente, il conto a firma congiunta richiede il consenso di tutti i cointestatari per l’effettuazione di qualsiasi operazione bancaria.

Questa tipologia contrattuale garantisce un maggior controllo sulle movimentazioni del conto, ma può comportare significative limitazioni operative, specialmente in caso di morte di uno dei titolari.

La scelta tra le due modalità assume particolare rilevanza nella fase successoria, poiché influisce direttamente sulla gestione del conto corrente dopo il decesso del cointestatario.

Nel caso di conto cointestato a firma disgiunta, il cointestatario superstite mantiene la piena operatività sulla propria quota, mentre nella cointestazione a firma congiunta l’operatività dell’intero conto risulta necessariamente sospesa fino alla chiusura delle pratiche successorie.

Cosa accade al conto cointestato dopo il decesso

Il decesso di uno dei cointestatari determina l’apertura della successione relativamente alla quota di partecipazione del defunto nel conto corrente.

Secondo i principi generali del diritto successorio, la quota del cointestatario defunto si trasmette automaticamente per effetto della morte ai suoi eredi legittimi o testamentari o ai suoi legatari.

La banca, una volta ricevuta comunicazione del decesso, adotta specifiche procedure operative volte a garantire la tutela dei diritti dei successori.

Tali procedure possono comportare il divieto di operare sul conto corrente fino alla definizione della successione mediante la presentazione della relativa dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.

È importante sottolineare che la morte del cointestatario non comporta automaticamente l’acquisizione dell’intero saldo del conto da parte del cointestatario superstite.

La presunzione di comproprietà in parti uguali delle somme depositate implica che solo il 50% del saldo spetti al cointestatario sopravvissuto, mentre la restante quota entra a far parte dell’asse ereditario del defunto.

Blocco del conto corrente e operatività residua

La prassi bancaria prevede che, in caso di morte di uno dei cointestatari, l’istituto di credito proceda al blocco del conto corrente o alla limitazione delle operazioni consentite.

Tale misura cautelare si rende necessaria per prevenire possibili prelievi che potrebbero ledere i diritti degli eredi del defunto.

L’operatività del conto può essere ripristinata integralmente solo dopo la definizione della successione, mediante la produzione degli atti necessari per l’identificazione degli eredi e la presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate competente.

La successione nel conto corrente cointestato

La successione del conto corrente cointestato richiede l’osservanza di specifici adempimenti fiscali, disciplinati dal D.Lgs. 346/1990 in materia di imposta sulle successioni. La procedura deve essere avviata entro un anno dal decesso del cointestatario, termine perentorio per poter presentare la dichiarazione di successione.

In caso di conto corrente cointestato, assume particolare rilevanza la determinazione della quota effettivamente appartenente al defunto, che costituisce la base imponibile per l’applicazione dell’imposta di successione, ove dovuta.

La gestione del conto corrente durante questa fase richiede la collaborazione tra gli eredi, il cointestatario superstite e l’istituto di credito, al fine di garantire la corretta liquidazione delle quote ereditarie e il rispetto degli obblighi fiscali.

Il primo passo: ottenere il certificato di morte

Prima di intraprendere qualsiasi azione presso gli istituti bancari, è fondamentale munirsi del certificato di morte, documento che attesta ufficialmente il decesso della persona.

Questo certificato può essere richiesto presso il Comune dell’ultima residenza del defunto oppure, nel caso in cui il decesso sia avvenuto in un luogo diverso da quello di residenza, presso il Comune dove è effettivamente avvenuta la morte.

Il certificato di morte non è solo una mera formalità burocratica, ma rappresenta il documento chiave che consente di avviare tutte le procedure successorie. 

Dimostrare la propria qualità di erede

Una volta ottenuto il certificato di morte, il passo successivo consiste nel dimostrare alla banca la propria qualità di erede o avente diritto al conto corrente già cointestato al de cuius.

Questo avviene attraverso la compilazione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio o di un atto notorio, due documenti che attestano formalmente il diritto dell’interessato a ricevere informazioni sui rapporti bancari del defunto e, successivamente, ad accedere ai fondi.

La dichiarazione varia a seconda che si tratti di una successione legittima o testamentaria.

Nel primo caso, cioè il defunto non ha lasciato testamento, si utilizza un modello specifico che elenca gli eredi secondo l’ordine stabilito dalla legge. Nel secondo caso, quando esiste un testamento, il modello deve riflettere le disposizioni contenute nella scheda testamentaria.

Dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate

La dichiarazione di successione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate competente per territorio entro un anno dal decesso del cointestatario. 

Nel caso di conto corrente cointestato, la dichiarazione deve indicare il valore della quota spettante al defunto alla data del decesso, determinato sulla base del saldo presente sul conto corrente in tale momento.

A tal fine, è necessario allegare alla dichiarazione un certificato di consistenza rilasciato dalla banca, attestante i rapporti che facevano capo al de cuius.

La presentazione della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate costituisce il presupposto necessario per lo sblocco del conto corrente e per il trasferimento delle somme agli aventi diritto. L’omessa o ritardata presentazione nei termini previsti comporta l’applicazione di sanzioni amministrative.

Divisione del conto corrente tra gli eredi 

La divisione del conto corrente tra gli eredi del cointestatario defunto richiede la preventiva determinazione delle quote ereditarie, secondo i principi della successione legittima o testamentaria. 

La divisione deve tenere conto della quota di partecipazione del defunto, determinata secondo i criteri della presunzione di comproprietà in parti uguali. Tale presunzione può essere superata dalla prova di un diverso rapporto contributivo tra i cointestatari.

Esempi pratici

  • Coniugi entrambi lavoratori: ciascuno versa parte dei propri redditi; la divisione 50/50 è coerente.
  • Genitore e figlio studente: il genitore alimenta il conto, il figlio non versa nulla. In caso di morte del genitore, la quota del figlio potrebbe essere contestata dagli altri eredi.

Calcolo delle quote ereditarie

Il calcolo delle quote ereditarie nel conto corrente cointestato richiede l’applicazione dei principi generali della successione, adattati alle specificità del rapporto bancario. La quota del cointestatario defunto si presume pari al 50% del saldo presente sul conto alla data del decesso, salvo prova contraria della diversa misura del contributo.

La determinazione della quota ereditaria deve considerare anche le operazioni effettuate sul conto corrente nel periodo antecedente al decesso, al fine di verificare l’eventuale presenza di donazioni indirette o di trasferimenti a titolo gratuito che potrebbero incidere sul calcolo delle quote spettanti agli eredi.

In presenza di più eredi, la quota del cointestatario defunto deve essere ripartita secondo le regole della successione legittima, stabilite dagli articoli 565 e seguenti del Codice civile, ovvero secondo le disposizioni testamentarie, ma nel rispetto della quota di riserva spettante agli eredi legittimari.

Sblocco del conto corrente del defunto

Una volta presentata la dichiarazione di successione, l’Agenzia delle Entrate rilascia un’attestazione di avvenuta presentazione contenente specifici codici identificativi.

Questi codici permettono alla banca di verificare online la conformità della dichiarazione presentata, semplificando notevolmente le procedure per gli eredi che non dovranno più richiedere copie conformi o altri documenti cartacei.

La procedura di sblocco comporta la chiusura del conto corrente cointestato e l’apertura di nuovi rapporti bancari intestati singolarmente agli eredi nonché al cointestatario superstite oppure lo svincolo delle somme su conti correnti già esistenti e facenti capo ai singoli beneficiari.

Tasse di successione sul conto cointestato

Le somme giacenti sul conto corrente cointestato sono soggette all’imposta di successione, disciplinata dal D.Lgs. 346/1990, limitatamente alla quota spettante al cointestatario defunto. L’applicazione dell’imposta richiede la determinazione del valore imponibile e l’individuazione dell’aliquota applicabile in base al grado di parentela degli eredi.

Applicazione dell’imposta di successione

L’imposta di successione si applica sulla quota del conto corrente cointestato spettante al defunto, determinata secondo i criteri della presunzione di comproprietà in parti uguali. Il valore imponibile corrisponde al saldo presente sul conto alla data del decesso, rapportato alla quota di partecipazione del cointestatario defunto.

Aliquote e franchigie

  • Coniuge e figli: 4% oltre la franchigia di 1.000.000 € ciascuno.
  • Fratelli e sorelle: 6% oltre la franchigia di 100.000 €.
  • Altri parenti fino al 4° grado: 6% senza franchigia.
  • Altri soggetti: 8% senza franchigia.

Esempio pratico

Quota del defunto: 200.000 €
Unico erede: il figlio.
Poiché la franchigia è di 1.000.000 €, non si paga alcuna imposta.

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Domande frequenti

Chi eredita il conto cointestato dopo la morte del titolare?

Nel caso in cui il conto corrente sia intestato a due persone, al verificarsi della morte di uno degli intestatari del conto, la metà dello stesso confluisce automaticamente nell’asse ereditario. Tale quota – generalmente il 50% per presunzione legale (art. 1298 c.c.) – spetta agli eredi legittimi o testamentari. Il cointestatario superstite conserva invece la titolarità piena sulla propria parte, senza che essa rientri nella successione.

Il cointestatario superstite può usare il conto corrente subito dopo il decesso?

Alla notizia del decesso, solitamente la banca blocca il conto corrente. Tuttavia, il cointestatario superstite mantiene piena disponibilità della propria metà del saldo (presumibilmente il 50%), che può prelevare o trasferire previa autorizzazione dell’istituto di credito. Non ha invece alcun diritto di disporre delle ulteriori somme depositate sul conto, che sono riservate agli eredi del cointestatario defunto.

Un conto cointestato può essere usato per evitare la procedura di successione?

No. L’apertura di un nuovo conto corrente cointestato non costituisce un meccanismo per eludere la procedura di successione. La cointestazione, infatti, attribuisce al superstite la titolarità della propria quota, ma non sottrae la quota del defunto alle regole successorie. 

Quanto tempo serve per sbloccare un conto cointestato dopo un decesso?

I tempi per chiudere la successione di un conto cointestato dipendono dall’efficienza dell’istituto di credito e dalla rapidità con cui gli eredi presentano la documentazione necessaria alla banca. Lo sblocco del conto potrebbe richiedere da alcune settimane a diversi mesi. 

Quali documenti richiede la banca per la successione su un conto cointestato?

Per sbloccare un conto corrente cointestato dopo il decesso di uno dei titolari, la banca richiede solitamente: certificato di morte, dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà o un atto notorio, eventuale copia del testamento pubblicato e copia della dichiarazione di successione trasmessa all’Agenzia delle Entrate. Senza tali documenti, la quota del defunto resta indisponibile.

Gli eredi possono contestare i prelievi effettuati dal cointestatario superstite?

Sì. Dopo la morte di uno dei titolari, eventuali movimentazioni eccedenti la quota spettante al superstite possono essere impugnate dagli eredi. Infatti, il titolare del conto superstite ha pieno diritto solo sulla sua parte; qualunque utilizzo della quota del defunto prima della conclusione della successione può costituire un’indebita appropriazione.

Cosa cambia se il conto è cointestato a firme congiunte invece che disgiunte?

Nel caso di conto cointestato con firme congiunte, qualsiasi operazione richiede la sottoscrizione di entrambi i titolari. Alla morte di uno di loro, l’operatività si arresta completamente fino alla definizione della successione. Se invece il contratto di conto corrente prevede firme disgiunte, il superstite potrà ritirare il proprio 50%, fermo restando il blocco della quota caduta in successione.

Quali imposte si pagano sulla quota del defunto in un conto cointestato?

La parte del saldo riferibile al titolare defunto è assoggettata a imposta di successione, se dovuta. Quando il conto corrente è intestato a due soggetti, la tassazione riguarda solo la metà del conto. L’imposta applicabile è la seguente: 4% con franchigia 1.000.000€ per coniuge e figli; 6% con franchigia 100.000€ per fratelli e sorelle; 6% senza franchigia per altri parenti fino al 4° grado; 8% senza franchigia per tutti gli altri. 

Cosa succede ai bonifici in entrata su un conto dopo il decesso di un titolare?

Eventuali bonifici ricevuti su un conto corrente cointestato a due persone dopo il decesso di un intestatario vengono regolarmente accreditati, ma la banca ne limita l’utilizzo. Tali somme restano vincolate fino alla chiusura della successione, a tutela dei diritti degli eredi.

È possibile chiudere il conto cointestato prima della fine della successione?

Di norma no. Un conto corrente può essere chiuso soltanto una volta completata la successione e presentata alla banca la documentazione prevista dalla legge. Prima di allora, l’istituto di credito mantiene il conto attivo ma con operatività limitata, così da tutelare gli aventi diritto.

Si può aprire un nuovo conto corrente per trasferire la quota del superstite?

Sì, il superstite può aprire un nuovo conto corrente intestato esclusivamente a sé e trasferire la propria quota che è disponibile. In questo modo, separa la propria quota da quella del defunto, che resta invece vincolata sino alla definizione della successione.

Il ruolo del Notaio 

Che ruolo ha il notaio?

Il Notaio svolge un ruolo fondamentale nella gestione della successione del conto corrente cointestato, garantendo la corretta applicazione della normativa successoria e la tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti.

L’assistenza notarile assicura la regolarità degli adempimenti fiscali, la predisposizione della documentazione necessaria e la risoluzione delle eventuali controversie tra eredi.

La competenza tecnica del Notaio risulta essenziale per la corretta valutazione delle implicazioni giuridiche e fiscali della successione, prevenendo errori che potrebbero comportare significative conseguenze economiche.

Riferimenti normativi

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2 commenti su “Conto corrente cointestato in caso di morte: guida alla successione”

  1. buongiorno
    ho una domanda in merito da porgere
    non so se posso in questo spazio, ma la scrivo comunque
    Mi trovo in presenza di un conto cointestato tra mamma e figlio, è dimostrabile tramite estratto conto storico con lista movimenti, che gli ingressi sono esclusivamente provenienti dalla pensione della madre, in questo caso il 50% appartiene sempre al figlio cointestatario o è tutto della madre e deve seguire gli iter di successione e divisione ereditaria?
    sono disponibile anche ad un colloqui telefonico e per questo lascio il mio numero
    Enzo 3404642037

    Rispondi
    • Buonasera Sig. Vincenzo,
      Formalmente in successione cadrà la quota del 50%. Se altri legittimari (o l’Agenzia delle Entrate) vorranno contestare questa situazione cercheranno di dimostare che l’intestazione è fittizia e che l’intero conto è riconducibile alla persona della madre. In assenza di contestaizoni, la situazione si cristallizzerà.
      Cordiali saluti,

      Rispondi

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